De Luca jr dimissionario. Le reazioni dei quotidiani nazionali

Roberto De Luca si è dimesso dalla carica di assessore al Bilancio del Comune di Salerno. Per il secondogenito del governatore della Campania, Vincenzo De Luca (e fratello di Piero, capolista Pd proprio a Salerno), galeotto è stato il video-inchiesta di Fanpage che lo inchioda mentre tratta lo smaltimento di ecoballe con un ex boss della camorra, Nunzio Parrella, ingaggiato dal sito d’informazione per denunciare gli intrecci corruttivi tra politica, faccendieri e imprenditori legati alle ecomafie. Adesso Roberto De Luca risulta iscritto nel registro degli indagati con l’ accusa di corruzione.

 

 

Il Fatto Quotidiano. EXIT STRATEGY. Dimissioni e scaricabarile. L’ exit strategy di Roberto De Luca va in due direzioni. Sul versante politico, il colpo di teatro delle dimissioni da assessore al Bilancio di Salerno. Roberto le ha annunciate ieri mattina a sorpresa durante una convention dei candidati Pd al Grand Hotel Salerno, alla presenza del padre, il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Sul versante giudiziario, una difesa che punta a smontare la genuinità dei video di Fanpage – “montaggio strumentale e visione distorta rispetto alla versione integrale”, scrive l’ avvocato Andrea Castaldo – e ad accollare tutte le responsabilità su Francesco Colletta, il ‘mediatore’ dell’ incontro con l’ ex boss di camorra Nunzio Perrella per discutere di appalti per lo smaltimento delle ecoballe, un affare da oltre 400 milioni di euro di competenza della Regione Campania. L’ obiettivo è quello di derubricare le accuse di corruzione a millantato credito, di cui risponderebbe solo Colletta. Il commercialista di Angri è l’ unico ad accettare (e rilanciare) le proposte di tangenti “del 10-15%” nell’ ultimo dei tre incontri con Perrella, peraltro avvenuto in assenza di De Luca jr. Se questa linea fosse accolta dalla Procura di Napoli, e ci sono buone possibilità in tal senso, Roberto potrebbe ottenere una rapida archiviazione. E tornare a fare l’ assessore a elezioni avvenute e bufera superata.

 

 

Il Giornale. I FILONI D’INDAGINE. Sono tre i filoni di indagine aperti sulla gestione dei rifiuti, uno solo dei quali è scaturito dall’ attività di giornalismo sotto copertura della testata online. Quello che vede coinvolti il consigliere regionale (e candidato alle Politiche) di Fratelli d’ Italia, Luciano Passariello, e altri soggetti che hanno dichiarato di appartenere alla cerchia della sua segreteria come Agostino Chiatto, dipendente di Sma Campania. L’ azienda ambientale in house di Palazzo Santa Lucia che si occupa anche della Terra dei Fuochi. Un target, secondo la ricostruzione degli inquirenti, per la camorra che aveva intenzione di infiltrarsi nelle gare per i rifiuti e le bonifiche. La Procura, diretta da Gianni Melillo, è convinta che i clan Cimmino e Bidognetti, storicamente alleati, fossero in movimento per occupare spazi e potere economico nel grande business della Terra dei fuochi. L’ altro procedimento è invece aperto sulle modalità di aggiudicazione dei primi bandi per la rimozione delle ecoballe. Una gigantesca operazione da 450 milioni di euro.

 

 

Repubblica. DIMISSIONI A SCENA APERTA. Roberto De Luca, l’ assessore al Bilancio di Salerno, si dimette ieri mattina, sotto gli occhi del padre, il potente governatore Pd della Campania Vincenzo, e del fratello Piero, candidato dem alla Camera. «Una violenza inaudita contro di me», si ribella. «Non voglio rappresentare un alibi per nessuno e voglio tutelare il mio partito, l’ istituzione che rappresento e la mia famiglia. Ecco perché rimetto il mio mandato al sindaco» , spiega ancora De Luca jr. E aggiunge: «Un atto doveroso, per sottrarmi alle strumentalizzazioni e per consentire di proseguire questa campagna elettorale con ancora più slancio e determinazione. Ma è chiaro a tutti ormai che è stata messa in piedi, con l’ ingaggio addirittura di ex camorristi, una provocazione vergognosa, per inquinare e condizionare la campagna elettorale» , afferma ancora il secondogenito di De Luca. Si riferisce a Nunzio Perrella, ex boss ed ex collaboratore di giustizia, che per Fanpage ha vestito di panni di “infiltrato non autorizzato” . Si è presentato come un imprenditore interessato allo smaltimento delle ecoballe. La conseguenza, singolare, è che ha trovato accesso allo studio privato di Roberto De Luca. Al suo fianco, un amico consulente, Francesco Igor Colletta, che più tardi avrebbe pattuito con Perrella una presunta tangente «del 15 per cento» . Secondo il montaggio del video, «comprensiva anche per Roberto». Le dimissioni sono una scelta obbligata: il Pd teme la debacle nelle urne. Ai vertici e in Regione sono preoccupati delle conseguenze politiche.

 

Il Tempo. RENZI VS DI MAIO. La risposta del segretario Pd alla decisione di De Luca Jr non si fa attendere: «Le dimissioni sono un gesto personale che ha fatto con grande serietà e rispetto». Poi l’ attacco al leader M5S: «Penso e spero che querelerà Di Maio e spero che Di Maio rinunci all’ immunità parlamentare perché Di Maio si è buttato su questa vicenda, definendo De Luca criminale, per nascondere i suoi problemi su rimborsopoli. De Luca è stato serio, ha detto che non c’ entra niente e si è dimesso per evitare ogni alibi». La polemica però non si placa, al contrario, cresce dopo l’ allontanamento di una giornalista di Fanpage dal convegno Pd al quale partecipano il governatore campano, Vincenzo De Luca, e i suoi due figli, Roberto e Piero. La cronista racconta di esser stata spintonata e schiaffeggiata, e Ciro Pellegrino, caposervizio di Fanpage, definisce l’ episodio un’«aggressione», e lo bolla come «particolarmente infame». A stretto giro arriva via social la solidarietà di Luigi Di Maio: «Tutta la mia solidarietà a Gaia Bozza, giornalista di Fanpage aggredita mentre faceva il suo lavoro al comizio Pd per Piero De Luca – scrive il leader pentastellato -. Son nati comunisti e stanno morendo squadristi. I giornalisti di Fanpage non sono soli: gli italiani hanno bisogno di inchieste come le vostre». «Aspetto la querela di De Luca (se mai arriverà visto che oggi si è dimesso) chiude Di Maio – ma soprattutto aspetto una dura presa di posizione da parte di Renzi e Gentiloni contro l’ aggressione Pd alla giornalista di Fanpage».

 

 

Corriere della Sera. LA RABBIA DI DE LUCA SENIOR. «Vi faremo ringoiare tutto». Lo conoscono bene, il suono di quel verbo, gli amici e i nemici di Enzo De Luca. «Ringoiare», per il governatore, è come il «segnale dopo cui scatenare l’ inferno» di Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore . L’ aveva usato contro Rosy Bindi che l’ aveva inserito nella lista degli “impresentabili”, e lui a replicare che «per me non conta vincere ma far ringoiare le cose ignobili dette su di me». L’ ha usato ieri l’ altro, poco dopo l’ uscita dell’ inchiesta di Fanpage che ha portato all’ indagine sul figlio Roberto: «Vi faremo ringoiare tutto». Ma l’ esito, stavolta, è stato diverso. Niente guerra, niente testa bassa. Anzi, un passo indietro, le dimissioni del secondogenito indagato da assessore al Bilancio del comune di Salerno, le prime dimissioni della “De Luca dinasty”, una retromarcia che sembrava non far parte del patrimonio genetico della famiglia. Venerdì sera, quando Fanpage pubblica il video, nessuno in famiglia pensa ad alzare bandiera bianca. Non il padre, non il fratello Piero candidato col Pd alla Camera, non il diretto interessato. La linea è «avanti contro tutto e tutti». Come da stile della casa. Poi, però, nella notte il quadro cambia. Il Pd nazionale comincia a premere perché si inverta la rotta. A cominciare da Matteo Renzi, che in Campania si gioca le chances residue di rimanere a galla.

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