Casini alla Casa del Popolo di Bologna. Tra le perplessità della stampa…

Che ci fa Pierferdinando Casini alla Casa del Popolo, la Corazza di Bologna, sotto le immagini di Di Vittorio, Gramsci, Togliatti e Matteotti? Il democristiano di ferro è stato ufficialmente presentato come candidato di tutta la coalizione a guida Pd nel collegio uninominale di Bologna città, per la lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin. Ed è sembrato perfettamente a suo agio: si è presentato ai militanti di sempre e con loro ha consumato la gramigna con salsiccia e vino bianco.

Il Manifesto. IL COMPAGNO CASINI. Pier Ferdinando Casini ha distribuito sorrisi e strette di mano per nulla imbarazzato dai quadri appesi alle pareti e dallo sguardo severo di Berlinguer accanto al maxi tabellone della tombola. Un’ operazione che va avanti da un mese, l’ accoglienza di Casini nel mondo di quella che fu la federazione comunista più grande d’ Italia. Da quando cioè il democristiano Pier Ferdinando è stato ufficialmente presentato come candidato di tutta la coalizione a guida Pd nel collegio uninominale di Bologna città. Un collegio sicuro, di quelli che più blindati non si può, dove perdere non è solo impossibile ma anche impensabile. E di sicurezza Casini ne ha bisogno visti i sondaggi sul suo nuovissimo «partito» – la lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin- e soprattutto vista la caratura del suo sfidante: quel Vasco Errani che ora milita in Liberi e Uguali e che col Pd ha governato per anni l’ Emilia-Romagna. L’ ex presidente della camera è apparso serafico, ha sfoggiato come sempre fa la sciarpa del Bologna calcio e ha ripetuto all’ infinito che lui ha «le radici in questa città», che si sente «a casa anche nei circoli Pd» e che la sfida non è con LeU, ma tra il centro sinistra da una parte e Lega e 5 Stelle dall’ altra.

 

Il Fatto Quotidiano. LA VERSIONE DI ERRANI. “Che effetto le fa?” Casini è un moderato e non lo nasconde. Ha sempre interpretato in questa terra progetti profondamente diversi dai miei. Molto diversi. Non è tanto l’ effetto che fa a me, ma quello che sentono tanti e tante, c’ è un disagio vero che non è risolvibile con il richiamo al voto contro i barbari alle porte. Chi siamo? Dove andiamo? Questo è il punto. “Un effetto diluito per lei”. Le radici non sono acqua. Io ho fatto una scelta dolorosa ma le persone mi conoscono bene, le idee per cui mi batto sono le idee che ho perseguito per tutta la mia vita. I valori di sinistra. Il lavoro e la dignità del lavoro, il welfare, la lotta alle diseguaglianze. Sa che mi ha emozionato in questi giorni? Certo, non Renzi e Casini. L’ incontro con una staffetta partigiana di 93 anni. Mi ha detto una cosa straordinaria: ‘Avevo paura, non sono un’ eroina, ho fatto quello che dovevo fare per il nostro futuro’. Ecco questi sono i miei riferimenti. L’ antifascismo non è più scontato. In questa terra sa qual è la vera grande risorsa? “La spieghi”. Nel mio stare bene non c’ è solo quello che guadagno ma anche guardare chi non ce la fa. Il segreto è essere passati dall’ io al noi. Ecco perché questa regione, povera come la Calabria agli inizi del Novecento, è diventata terra di benessere e ricchezza. Poi anche qui è arrivata la crisi. E la crisi porta radicalizzazione. “Che cos’ è il suo ex partito: centrismo democristiano, imitazione berlusconiana? Dia una definizione”. Al posto mio hanno già risposto tantissimi elettori che hanno abbandonato il Pd. Se non ci fosse la sinistra in Parlamento sarebbe un problema per la democrazia non solo per noi di LeU.

 

Il Foglio. LE SCUSE DELLA SINISTRA. Prima era Denis Verdini, che rendeva per una certa sinistra dura e pura invotabile il Pd di Renzi. Messo da parte Verdini, il Pd di Renzi rimaneva indigesto perché era pur sempre alleato di Angelino Alfano. Ora che non c’ è più nemmeno Alfano, ecco la nuova scusa della sinistra -sinistra: Pier Ferdinando Casini. Per di più candidato a Bologna. Sacrilegio. Come può l’ elettore di sinistra votare per l’ ex alleato di Silvio Berlusconi? Per il fondatore del Polo del Buon governo e della Casa delle libertà? Per un conservatore cattolico? E’ una reazione identitaria che si basa su motivazioni comprensibili, ma anche pretestuose e miopi. Casini ha diviso il suo destino politico dal centrodestra ormai dieci anni fa, quando decise di non aderire al Pdl, a differenza di Gianfranco Fini che a un certo punto era diventato l’ idolo delle folle progressiste, per correre da solo con l’ Udc. Poi è entrato in alleanza con il Pd nel governo Monti, si è agganciato al treno di Scelta civica e infine ha fedelmente sostenuto tutti i governi Pd di questa legislatura. Ci sarà forse una dose di opportunismo democristiano, ma c’ è una coerenza politica nella sua adesione al progetto anti sfascista del Pd contro Lega e M5s. Nella storia del centrosinistra, soprattutto quando si è allargato abbastanza da riuscire a vincere le elezioni, non sono mancati democristiani e cattolici anche più conservatori di Casini, che ad esempio ha votato le leggi su biotestamento e unioni civili (cosa avrebbe fatto la Binetti?). Questa lezione di realismo politico la conosce bene anche la “ditta”, che quando aveva ambizioni di governo, e non di semplice protesta, aveva scelto nel 2009 come responsabile della comunicazione del Pd l’ ex vicepremier del governo Berlusconi e gemello politico di Casini: Marco Follini.

 

Libero. PROBLEMI DI SCIARPE. Il leader centrista ha salutato con un “agguato” il segretario Pd, mettendogli al collo la sciarpa del rossoblu del Bologna. «Eh no… Con le sciarpe non si scherza», ha replicato, abbracciandolo, Renzi, noto tifoso della Fiorentina. Chi scherza tanto, almeno col suo passato, è invece lo stesso Casini: prima le foto con i padri del comunismo italiani sullo sfondo, ora la dichiarazione d’ amore per la Casa del Popolo… Ha cambiato sponda. «Siamo riusciti a far diventare quasi comunista anche Casini…», ironizza pure Renzi. «No a parte gli scherzi» prosegue il segretario Pd «Casini diventa comunista solo se Carla Cantone diventa democristiana. Ma a parte tutto, son diventati una coppia di fatto, sono sempre insieme» uniti «di fronte al rischio di due estremismi», il centrodestra a trazione leghista «anche in Emilia-Romagna» e i 5 Stelle.

 

 

Italia Oggi. LE ATTENUANTI DI PIERFERDINANDO. «I tempi cambiano, e quindi anche le idee e i comportamenti». È il leitmotiv di Pier Ferdinando Casini. Chi l’ avrebbe detto che lui, democristiano doc e poi berlusconiano nella prima parte dell’ avventura politica del Cavaliere, avrebbe infine fatto il tour dei circoli Pd e delle case del popolo ancora in attività per convincere i militanti che in fondo è uno di loro e quindi raccogliere i voti che gli serviranno per tornare (per la nona volta) in parlamento? Certo, nelle sedi Pd sono scomparsi falce e martello e resiste a malapena qualche ritratto in biancoenero di Enrico Berlinguer e inoltre è vero che Casini a un certo punto si staccò coraggiosamente dall’ armata vittoriosa di Arcore, un po’ sconcertato dagli atteggiamenti gaudenti del cerchio magico berlusconiano, un po’ deluso dalle mancate riforme, un po’ perché nel suo Dna democristiano c’ è la storica equidistanza tra destra e sinistra e quindi quella scelta di campo di Silvio Berlusconi con Umberto Bossi e i suoi vocianti pasdaran dell’ indipendenza padana e gli ex An come Francesco Storace e Ignazio La Russa risultava proprio indigesta. Tutto vero. Ma leggere che tra i compagni (sì, proprio compagni) della serata dem di Casalecchio, hinterland bolognese, un tempo cellula Pci, c’ è Casini, un certo effetto lo fa. Dopo la sua emancipazione da Berlusconi ha tentato a più riprese di ricostituire la Dc, cioè un partito di centro con Angelino Alfano, Maurizio Lupi, i De Mita zio e nipote, Enrico Letta ecc. Ma a 63 anni e da politico scafato (il primo incarico, consigliere comunale a Bologna della Dc, è del 1980), per non rimanere col cerino in mano in vista delle elezioni ha ideato il gruppo Centristi per l’ Europa e si è accasato nel condominio Pd, ben accolto poiché Matteo Renzi era alla ricerca di centristi per cercare di sottrarre voti al centrodestra. Così, sull’ altare di una comune convenienza, si è celebrato questo strano matrimonio politico, con alcune sezioni Pd che hanno inutilmente protestato così come alcuni dirigenti piddini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su