Ema: Amsterdam in netto vantaggio su Milano. Ecco le ragioni del sorpasso

Diminuiscono sensibilmente le ipotesi di assegnazione dell’ Ema (Agenzia internazionale del Farmaco) a Milano. Il governo olandese ha fornito le rassicurazioni necessarie sia sulla sede provvisoria (lo Spark Building), sia su quella definitiva (il Vivaldi Building) ma per il quale manca ancora il bando dei lavori. Amsterdam in netto vantaggio quindi. E per Milano arriva anche la bocciatura del ricorso (giudicato irricevibile) presentato al Tribunale Ue.

Italia Oggi. IL RICORSO IRRICEVIBILE. Nelle stesse ore in cui una delegazione di eurodeputati della commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare, verificava ieri, ad Amsterdam, lo stato dei lavori della sede definitiva (tutta da costruire) dell’ Agenzia europea dei medicinali (Ema) e, poi, visitava palazzo Spark, l’ ultima sede provvisoria proposta dal governo olandese (definita positiva solo se adeguata), il servizio giuridico del Consiglio Ue diffondeva la sua memoria difensiva circa il ricorso presentato al tribunale Ue dal comune di Milano e dal suo sindaco, Giuseppe Sala; ricorso che contestava la decisione dello stesso Consiglio di stabilire nella città olandese la futura sede Ema, per vizi di forma (nell’ utilizzo del sorteggio) e di sostanza (la secretazione della parte del dossier olandese sulle sedi alternative a quella proposta, in sede di valutazione e voto dei 27 stati membri dell’ Unione). Bene, la memoria difensiva del Consiglio Ue ha rigettato l’ ipotesi di sospensiva cautelare del trasferimento Ema, inoltrata dal comune e ha considerato «manifestamente irricevibile» il suo ricorso, per due motivi: 1) il Comune di Milano avrebbe commesso un «errore» perché avrebbe fatto ricorso contro la «decisione del Consiglio dell’ Unione europea». Mentre, si legge nella memoria difensiva, il Consiglio dell’ Ue «non può essere considerato l’ autore della decisione impugnata, ed essa non può in alcun modo essergli attribuita». Piuttosto, la decisione sarebbe stata adottata a margine del Consiglio «dai rappresentanti degli stati membri che hanno agito, non in qualità di membri del Consiglio, ma di rappresentanti dei loro governi, esercitando in tal modo collettivamente i poteri degli stati membri»; 2) il Comune di Milano «non ha avuto alcun ruolo diretto nell’ intera procedura di selezione che ha unicamente visto coinvolta la Repubblica italiana».

 

Il Giornale d’Italia. EUROSCHIAFFO. La serie di schiaffi che l’ Europa ha riservato negli ultimi tempi si arricchisce di un nuovo ceffone: il ricorso di Milano sulla sede dell’ Agenzia europea del farmaco è stato dichiarato “manifestamente irricevibile” in un documento dell’ ufficio giuridico del Consiglio della Ue, che in 26 pagine illustra i motivi per cui ritiene che la richiesta del capoluogo lombardo di una sospensiva sulla decisione che riguarda l’ assegnazione della sede dell’ Ema non può essere accolta. A questo punto però resterebbe in piedi il ricorso che anche il governo italiano ha presentato davanti alla Corte Ue. Ma al momento quello di Milano è fuori dai giochi.

 

 

Libero. PROBLEMI D’AFFITTO. Bocciati dal Consiglio giuridico della Ue e sbeffeggiati dagli olandesi. Il Comune di Milano, come è logico che sia, non ci sta e ribadisce la validità della propria azione: il ricorso è fondato e ricevibile. Dunque la partita è aperta. Ancor più duro il commento del sindaco Beppe Sala. «Sospetto che il tema non sia solo di tempi e di dimensioni dello spazio» in cui verrà ospitata la nuova sede dell’ Ema, «ma anche di condizioni economiche», sostiene il primo cittadino, «sospetto che gli olandesi stiano variando anche le condizioni economiche, ma questo lo capiremo nei prossimi giorni». E qui entrano in ballo le cifre circolate in questi giorni. Nei piani degli olandesi ci sarebbe un aumento dei costi di affitto del 34% rispetto alla proposta iniziale, che potrebbe seriamente portare l’ Unione europea ad annullare l’ assegnazione all’ Olanda, tanto che il ricorso del Comune punta proprio su questo. Secondo alcune fonti, a questo punto, il contratto di affitto proposto dovrebbe lievitare a 13,5 milioni rispetto ai 10 inizialmente proposti. In totale, secondo le stime del Comune di Milano, si arriverebbe a 60 milioni. Una follia.

 

Repubblica. AMSTERDAM C’E’. Nessun trionfo ad Amsterdam, anzi. Dopo la missione in Olanda degli eurodeputati per verificare i lavori per ospitare l’ Ema, c’ è meno ottimismo sulla possibilità che Milano rientri in gioco. Per capirlo basta rileggere le dichiarazioni rilasciate in mattinata e poi nel pomeriggio: «Non ci sono molte risposte» , affermava in un primo momento Giovanni La Via, capodelegazione della commissione ambiente di Strasburgo. «La sede provvisoria è un buon palazzo, resta qualche perplessità sui tempi per realizzare la sede definitiva», scandiva in un secondo momento. Se gli eurodeputati italiani erano certi di squadernare di fronte ai colleghi stranieri – che poi voteranno sul dossier – i ritardi di Amsterdam, hanno invece trovato una situazione meno negativa del previsto. La partita non è chiusa, ma la pistola fumante dell’ impreparazione olandese non è stata trovata. Il palazzo provvisorio ( Spark Building), spiegava La Via tenendo conto anche delle impressioni di colleghi degli altri paesi, «è una struttura attrezzata, bisogna solo mettere i tramezzi e portare le forniture per le scrivanie ma in nove mesi è realizzabile». Dubbi sul cratere sul quale dovrà sorgere il Vivaldi Building nel 2019, ma anche su questo punto gli olandesi hanno fornito rassicurazioni, così come si sono impegnati a pagare i maggiori costi per il cambio della sede provvisoria rispetto alle due citate nel bando di gara.

 

 

Il Messaggero. TANTO DA FARE. Lo Spark Building è la sede provvisoria: area nord-ovest di Amsterdam, bruttina, sarebbe il nuovo quartiere degli affari paragonato al Canary Wharf londinese, ma ce ne vuole. La Via guida la delegazione parlamentare. Sullo Spark dice che «la struttura va adeguata, ma è attrezzata, mancano solo tramezzi, scrivanie e quant’ altro: in 9 mesi tutto fattibile». Il Vivaldi Building, per ora, è un progetto. Solo una crosta di terra distante dal centro (ma in 15 minuti di metropolitana si arriva ovunque). Ci sono due ruspe, una gru e detriti accumulati. Gli scavi non sono cominciati. Lo notano tutti, dal cinquestelle Pedicini alle deputate del Pd, Bonafè e Bresso, a Gardini di Forza Italia, ai loro colleghi di altri paesi. I deputati chiedono e richiedono: tempi, assicurazioni sul rispetto della consegna delle sedi, bando, contratti, rischio ricorsi, costi.

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