Berlusconi incorona Tajani. Ma spera nel 2019

Silvio Berlusconi fuga ogni dubbio. Il candidato premier di Forza Italia sarà Antonio Tajani: affidabile, fedele e si spera anche federatore della coalizione del centrodestra. Un premier a tempo però: l’ex cavaliere resta in attesa che scada l’incandidabilità imposta dalla legge Severino (nel 2019) per potersi riprendere la carica di presidente del Consiglio.

 

L’Avvenire. L’INVESTITURA. L’ investitura era già cosa nota. Ma ieri Silvio Berlusconi l’ ha rafforzata ancor di più, rinnovando stima e apprezzamento per il presidente del Parlamento europeo: «Antonio Tajani è un uomo giusto per rivestire l’ incarico di presidente del Consiglio». Nel riconoscere come l’ eventuale «trasloco» di Tajani possa costituire una «perdita» di rappresentanza del nostro Paese a Bruxelles, il leader di Forza Italia è però convinto che la sua figura possa riportare «l’ Italia a contare sulla scena internazionale». Un endorsement che Tajani accoglie con garbo, ma senza eccessivo entusiasmo: «Ne sono onorato», fa sapere in un’ intervista alla Welt , ma «vorrei restare presidente del Parlamento Europeo, è importante per l’ Italia». E si dice pronto a fare «tutto per lavorare ancora nell’ interesse dell’ Europa ». Sull’ esito delle urne Berlusconi non sembra aver dubbi («Siamo in vantaggio e avremo la maggioranza»). Tanto da aggiungere di «aver già pronto il decreto per togliere per 6 anni tutte le tasse a chi assume giovani».

 

Corriere della Sera. IL MONITO DELLA CEI. La candidatura di Tajani è uno stop molto chiaro ad un eventuale governo con baricentro a destra, che sia a guida Salvini o non abbastanza europeista. E uno stop ancora più forte a derive estremiste su temi come l’ immigrazione arriva dal segretario della Cei Nunzio Galantino, che proprio a Salvini sembra rivolgersi quando lancia il suo monito contro lo «sciacallaggio politico». «Dopo che avrete raccattato quei quattro voti in più, per favore, andate un po’ in giro per l’ Italia, guardate negli occhi queste persone e ditemi se potrete continuare a speculare ancora sulla storia drammatica di queste persone». «Non voglio fare polemica con nessuno- continua Galantino -. Il bene quando esiste si impone da sé. Chi fa sciacallaggio lo si riconosce e a noi queste cose non interessano». Il segretario generale della Cei sottolinea poi che «la prima strada per evitare parole fuori posto, è la conoscenza. Bisogna conoscere e guardare negli occhi queste persone, queste donne, questi bambini, per capire che hanno solo voglia di vivere una vita normale. Se abbiamo la possibilità di aiutarli, perché non farlo?».

 

 

Repubblica. CASAPOUND NO GRAZIE. E su CasaPound Salvini restò con il cerino in mano. A spegnerlo, infilando in un angolo l’ alleato, è Silvio Berlusconi. Il partito dei ” fascisti del terzo millennio”? « La nostra coalizione non ha niente a che fare con loro, né con i loro programmi. Né ora né dopo le elezioni », ha tagliato corto il capo di Forza Italia. Un dribbling che ha messo in contropiede il segretario federale e candidato premier della Lega. Il quale, dopo avere lasciato la porta aperta all’ offerta di sostegno a un suo eventuale governo arrivata da CasaPound Italia (« dopo il 5 marzo incontro tutti»), ieri mattina, di fronte alle polemiche montate nel centrodestra e anche nella Lega, è stato costretto a prendere le distanze: «Non ho bisogno dei voti di altri, io chiedo il voto agli italiani che vogliono cambiare» , ha cambiato musica Salvini. Insomma: no grazie all’ abbraccio neofascista, per ora. Almeno ufficialmente. Ma da lunedì prossimo si vedrà. Il rimpallo sulla proposta avanzata dal partito di Simone Di Stefano («siamo disponibili a dare l’ appoggio esterno a un governo sovranista che abbia Salvini premier e un Bagnai all’ economia»), è l’ ultimo duello a distanza ingaggiato da Berlusconi e Salvini: alleati per interesse, ma divisi su molti punti.

 

Il Fatto Quotidiano. IL RITORNO NEL 2019. Da king maker e candidato-ombra del centrodestra a “riserva” della Repubblica. “Sono a disposizione”: così Silvio Berlusconi al “Forum live Facebook-Ansa” ha risposto gonfiando il petto a chi gli chiedeva se tornato eleggibile tra un anno, in caso di stallo e nuove elezioni, sarebbe stato pronto a proporsi di nuovo come presidente del Consiglio. Che fosse giunta l’ ora delle decisioni irrevocabili lo si era capito già quando fuori della sede dell’ Ance a Roma, alla domanda se sperava ancora nella Corte di Strasburgo per tornare a essere candidabile, l’ anziano leader aveva risposto con un virile “me ne frego”. Si spiega ora il significato di tanto disprezzo anche nei confronti dei magistrati europei. I giudici della Corte europea per i diritti umani non manifestano infatti nessuna preoccupazione particolare per le sorti di Berlusconi. Secondo le previsioni degli avvocati, per avere una pronuncia toccherà aspettare almeno ottobre prossimo. Insomma non servono più, alla faccia del recupero dell’ onorabilità ferita. Saltata la possibilità di candidarsi per il 4 marzo, il Caimano getta il cuore (che si sa non invecchia mai) oltre l’ ostacolo e punta alle prossime elezioni, che si augura arrivino subito dopo la scadenza dei 6 anni dalla sentenza definitiva di condanna per frode fiscale nel processo Mediaset – All Iberian, stabiliti dalla legge per ricandidarsi.

 

Il Sole 24 Ore. UNA MANIFESTAZIONE NON UNITARIA. Un’ ipotesi che serve a Berlusconi per marcare il territorio e mostrarsi pronto per la battaglia finale. Che è non solo nei confronti degli avversari, a partire dal M5s, ma anche con i suoi alleati, con Giorgia Meloni ma soprattutto con la Lega di Salvini, con cui si contende i voti dell’ elettorato di centrodestra. Anche per questo non ha mai appoggiato l’ idea di una manifestazione di piazza unitaria. Tale non è infatti quella si terrà domani a Roma, al Tempo di Adriano, dove si ritroveranno tutti i leader della coalizione ma più che per un bagno di folla, per un semplice appello al voto davanti alle telecamere. Insomma niente a che vedere con le chiusure delle precedenti campagne elettorali in cui il centrodestra contava di giocarsela per la vittoria. Allora però non c’ erano dubbi sulla leadership. Mentre oggi Berlusconi rischierebbe di ritrovarsi davanti a una piazza in cui i leghisti sarebbero svelti a issare i cartelloni con scritto sopra Salvini premier. Ecco perché, pur continuando a ripetere che il centrodestra è unito e pronto a governare, marca le differenze.

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