Meloni a lezione da Orbàn: modello Ungheria per cambiare l’Europa

Giorgia Meloni vola a Budapest per incontrare il premier ungherese Viktor Orbàn. Anticipando i compagni di coalizione, Berlusconi e Salvini, la leader di Fratelli d’Italia si prepara a stringere un patto di ferro in chiave antieuropea. Durante l’incontro, durato circa un’ora e mezza, si è parlato di lotta all’ immigrazione incontrollata, difesa delle radici cristiane, revisione dei trattati europei per dare più sovranità agli Stati e di politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità.

Il Giornale. LE AFFINITA’. La questione immigrati è al centro della campagna elettorale di Fratelli d’ Italia. Tanto nevralgica che la Meloni, a quattro giorni dal voto, vola a Budapest per incontrare il premier ungherese Viktor Orban. Tra i due ci sono molte affinità e i rispettivi movimenti politici condividono molte posizioni. Innanzitutto quella di insofferenza nei confronti di una Europa troppo poco empatica. La visita serve per confrontarsi sul tema del controllo delle frontiere contro l’ immigrazione clandestina, sulla necessità di salvaguardare le radici cristiane dell’ Europa (principio già presente nella costituzione magiara), e di affrontare con responsabilità il declino demografico e il rischio islamizzazione dell’ intero continente. Insomma, mentre a Bruxelles si discute soprattutto di vincolo di bilancio, Orban cerca di imporre all’ attenzione delle nazioni federate il tema dell’ identità. Sia Orban che la Meloni da tempo lamentano che la Ue è concentrata esclusivamente sul tema del vincolo di bilancio mentre a dover interessare i nostri rappresentanti a Strasburgo dovrebbe essere il tema dell’ identità culturale europea. Il viaggio lampo ha fruttato anche un selfie alla Meloni che lo ha prontamente pubblicato sul suo profilo Facebook con tanto di entusiastica didascalia: «Con il primo ministro ungherese Viktor Orbán, vista Danubio, Budapest. Tra patrioti europei ci si intende subito alla grande».

La Stampa. A LEZIONE DA ORBAN. La campagna elettorale è così affollata di eventi spettacolari, che i leader in corsa quasi non sanno più cosa inventarsi per cercare di emergere dal chiasso e dalla confusione con cui stanno accompagnando gli elettori alle urne, incuranti del fatto che proprio l’ esagerato ricorso allo «spin» rischia di produrre l’ effetto opposto, spingendo i cittadini verso l’ astensione. Giorgia Meloni di Fratelli d’ Italia ieri è andata addirittura a incontrare il premier ungherese Viktor Orban, esponente di punta del gruppo di Visegrad, di cui fanno parte anche Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e portatore di una linea durissima contro l’ immigrazione, che ha cercato di consolidare con un referendum, fallito per insufficiente affluenza ai seggi, ma in cui i cittadini ungheresi si erano espressi al 98 per cento a favore di un inasprimento delle misure contro i clandestini e le politiche dell’ Ue di redistribuzione dei profughi tra i Paesi partner. Se Meloni cercava un’ illuminazione su un terreno sul quale finora s’ è mosso più efficacemente il suo alleato Salvini, specie dopo i fatti di Macerata, trovando l’ appoggio della destra filofascista, e spingendo Berlusconi all’ inverosimile promessa dell’ espulsione di 600 mila clandestini in caso di vittoria, sicuramente c’ è riuscita.

 

Il Tempo. LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE. E dialogo è stato, per lo meno tra la leader di FdI, accompagnata per l’ occasione dall’ ex viceministro e candidato al Senato Adolfo Urso, e il premier magiaro nonché leader di Fidesz, il partito nazionalconservatore alla guida del Paese. Gli argomenti? «Abbiamo parlato di lotta all’ immigrazione incontrollata e difesa delle radici cristiane dell’ Europa» ma anche di famiglia e welfare, ha spiegato Meloni che ha promesso di prendere proprio l’ Ungheria come modello: «Al governo faremo esattamente come Orban». Non solo. L’ intesa con il premier non vuole rappresentare solo un fatto bilaterale ma intende aprire all’ Italia una nuova «rotta» rispetto al tradizionale europeismo occidentale: quella disegnata, appunto, dal gruppo animato da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, da quelle «nazioni che stanno difendendo maggiormente l’ identità europea contro l’ immigrazione incontrollata e contro la deriva della speculazione finanziaria». Paesi che sono stati in prima linea contro il tentativo di distribuire i clandestini «che l’ Italia e altre nazioni hanno fatto entrare». Con Orban, poi, la leader di FdI ha parlato non solo di contrasto all’ islamizzazione ma di difesa dell’ economia reale e della famiglia («in Ungheria spendono il 5% del Pil in politica per la famiglia») e di tutela del diritto al lavoro per le madri («se i dipendenti di un’ azienda hanno più di 10 bambini bisogna per forza aprire un asilo nido»).

 

Il Fatto Quotidiano. L’AFFRONTO AGLI ALLEATI. La mossa della leader di FdI, che non ha deputati a Strasburgo, spariglia i giochi delle formazioni più euro-scettiche dello schieramento politico italiano, la Lega, che nell’ Ue è alleata con il Front National di Marine Le Pen, e il M5S , che fa invece gruppo “tecnico” con gli anti-Ue britannici di Nigel Farage, i fautori di Brexit. Con la visita a Budapest, però, Meloni crea pure imbarazzi alla coalizione di centro-destra, dove Forza Italia, che gioca in campagna elettorale la carta dell’ europeismo moderato, sta con il Partito popolare europeo, di cui fa parte pure il partito di Orbán, Fidesz, l’ Unione civica, tenuta ai margini perché poco presentabile, ma mai messa fuori dal Ppe. Insomma, con un solo passo Meloni pesta i piedi a B. e Salvini. Fratelli d’ Italia la spiega così: l’ incontro con Orbán “lancia la proposta di un’ Europa dei Popoli che si contrappone a quella del dominio franco-tedesco che tutela la finanza internazionale. Noi stiamo dalla parte dei diritti dei molti contro chi tutela i privilegi di pochi”.

 

 

Corriere della Sera. IL MODELLO UNGHERESE. Membro del Ppe, da quasi vent’ anni amico di Berlusconi che lo battezzò come tra i migliori premier del panorama europeo, Orbán guida uno dei governi più marcatamente di destra dell’ intera Unione, e per dirla con Benedetto Della Vedova che contesta Meloni è un «fautore della “democrazia illiberale”, un leader etnonazionalista, che ha fatto della xenofobia e dell’ anti-europeismo un programma di governo». Definizioni che non spaventano affatto la leader di FdI, che ha bruciato Salvini con la sua visita a Budapest – visto che anche l’ alleato dice di sentirsi molto vicino ad Orbán – e che rivendica un altro modello di Europa come riferimento: «Questo gruppo di nazioni sta difendendo più di tutti in questo momento l’ identità europea contro l’ immigrazione incontrollata, battendosi contro il tentativo di ricollocare i clandestini che l’ Italia e altre nazioni stanno facendo entrare nel loro territorio nazionale. E hanno anche offerto al nostro Paese aiuto economico e di mezzi – senza nemmeno ricevere risposta – per fermare gli sbarchi sulle nostre coste». Ma non solo. Il modello Ungheria piace per la battaglia «contro la deriva della speculazione finanziaria di personaggi alla Soros», per le sue politiche per la famiglia «alle quali destinano il 5% del loro Pil, detassandole per metà al secondo figlio e totalmente per il terzo, perché per combattere la denatalità non ci si affida agli immigrati».

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