Agguato a Rio de Janeiro. Uccisa Marielle Franco, paladina degli ultimi

E’ stata uccisa con un agguato in pieno stile mafioso: quattro colpi esplosi da un’ auto in corsa in rua Joaquim Palhares, nella zona di Estácio a Rio de Janeiro. Marielle Franco era una giovane assessore del Partito socialismo e libertà (Psol), da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani in favore degli abitanti delle favelas.

Il Giornale. L’AGGUATO. Aveva trentotto anni, Marielle Franco, uccisa da quattro colpi esplosi da un’ auto in corsa in rua Joaquim Palhares, nella zona di Estácio. Con lei è morto anche il suo autista, Anderson Pedro Gomes, colpito da alcuni degli altri colpi sparati, in tutto nove, di Calibro 9. Illesa per un capriccio del destino Fernanda Chaves, consigliera del Partido Socialismo e Libertade (Psol), costola di fuoriusciti dal PT, il partito dei lavoratori di Lula e Dilma Rousseff. Anche lei era su quell’ auto che tornava da un incontro politico sui diritti delle donne ma i proiettili non l’ hanno nemmeno sfiorata. «È stata un’ esecuzione», dice Marcelo Freixo, deputato del Psol. E la polizia è d’ accordo con lui e parla apertamente di agguato. Del resto Marielle era una vittima designata. Nata nella favela della Maré, dove i narcotrafficanti si fanno beffe dei militari in assetto da guerra schierati a fianco dei carri armati, si batteva da anni per dare dignità alla gente onesta che vive in quei luoghi dove la legge dei banditi è più forte di quella dello Stato e tutte e due giocano sul campo della violenza cieca. Il giorno prima dell’ agguato Marielle aveva postato l’ ennesimo messaggio di denuncia dell’ operato delle forze dell’ ordine, ricordando un’ altra vittima della violenza: «Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?».

Corriere della Sera. SEMPRE IN PRIMA LINEA. Nel 2016, esordiente in politica, Marielle Franco aveva preso 46.000 preferenze, la quinta più votata alle comunali. Militava in un piccolo partito di sinistra, il Psol, da sempre in prima linea a Rio sul tema dei diritti umani. Con il leader del partito, Marcelo Freixo, Marielle aveva lavorato per anni. A causa delle loro accuse sugli abusi di forza della polizia, qualcuno li definiva «amici dei banditi». Freixo è anche diventato personaggio di un film sulla violenza a Rio che ha fatto il giro del mondo, Tropa de Elite. Ha dunque il suo primo omicidio eccellente la nuova guerra di Rio de Janeiro, deflagrata dopo i «fasti» dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi. Con la classe politica corrotta spazzata via dai giudici, i narcos e le milizie paramilitari si sono ripresi gli spazi perduti negli anni in cui la città era sotto gli occhi del mondo. Il governo centrale ha risposto commissariando Rio con i militari, e il governatore è stato esautorato da un generale poche settimane fa. Contro questa misura estrema, possibilmente foriera di altre morti e brutalità nelle favelas, lottava Marielle Franco. Qualche giorno fa, il suo gruppo politico aveva convocato a Rio i giornalisti stranieri per lanciare una iniziativa di monitoraggio e denuncia sull’ intervento dei militari a Rio.

 

Repubblica. LE ULTIME ACCUSE. Le ultime, pesanti accuse, Marielle le aveva lanciate su Facebook 5 giorni fa: «Il 41 Battaglione della Polizia Militare di Rio de Janeiro sta terrorizzando i residenti. Questa settimana due giovani sono stati uccisi e gettati in una scarpata». Il nuovo decreto che ha affidato all’ esercito la sicurezza nella capitale carioca ha finito per esasperare gli animi. C’ è molto consenso sulla presenza dei soldati. Ma sono soldati. Agiscono secondo schemi da guerra. La sicurezza ordinaria è lasciata alla Polizia militare: ambigua, spesso corrotta, coinvolta nei traffici. C’ è un legame evidente tra la denuncia della Franco e i 9 colpi che l’ hanno messa a tacere.

 

Il Giornale d’Italia. LA REAZIONE DELLE ISTITUZIONI. Sentimenti di sdegno sono stati espressi dal ministro per la Sicurezza pubblica Raul Jungmann, il governo di Brasilia ha diffuso una nota nella quale dice che seguirà le indagini da vicino, l’ ex presidente Luiz Ignacio Lula da Silva ha espresso ferma condanna per l’ omicidio di quella che definisce “una politica coraggiosa” e ha chiesto al governo e alle forze armate di “rendere conto alla popolazione. Rio de Janeiro e la democrazia brasiliana – ha aggiunto – sono stati macchiati da questo barbaro crimine”. Marcelo Freixo, amico di Marielle e deputato del suo stesso Partito, ha parlato di una vera e propria “esecuzione”. Subito dopo il fatto, militanti e attivisti vicini alle battaglie di Marielle hanno indetto manifestazioni di piazza raccogliendo migliaia di adesioni, mentre Amnesty International chiede un’ inchiesta su “contesto, movente, responsabilità”.

 

 

Il Manifesto. LA COMMOZIONE DEL POPOLO. Il feretro di Marielle Franco ieri ha attraversato le strade di Rio tra lacrime, pugni chiusi e slogan. Fendendo una folla commossa e infuriata che si era radunata di fronte a Cinelândia è stato portato nel Salone d’ onore del municipio carioca, dove nel pomeriggio è iniziata la veglia funebre. Alla stessa ora manifestazioni si sono svolte a Sãn Paolo, Belo Horizonte, Florianópolis, Natal, Recife, Curitiba… Da sud a nord, è una vibrazione collettiva che sta unendo chi confidava anche in una figura come quella della consigliera municipale assassinata per riportare la sinistra brasiliana in condizioni di riprendere (e possibilmente perfezionare) il cammino intrapreso con Lula.

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