Niente gelato per Salvini. Commessa milanese licenziata

“Sei razzista. Non ti servo il gelato!” Matteo Salvini ha dovuto rinunciare al cono perché una commessa di una gelateria di Milano si è rifiutata di accontentarlo. Un gesto che è costato caro alla commessa ribelle che, dopo una discussione accesa con i titolari, è stata licenziata. La campagna elettorale ha evidentemente lasciato degli strascichi.

Libero. NIENTE GELATO. La notizia, cruda, è la seguente: in una gelateria di Milano, una ragazza s’ è rifiutata di servire un cono a Matteo Salvini. Per questo ha litigato con i titolari e ha lasciato il posto di lavoro. Risultato: ha perso l’ impiego. Non è stata tecnicamente licenziata, né – come pure è stato scritto ieri, soprattutto sul web – il leghista ha alzato il telefono per chiederne la testa. Piuttosto, la fanciulla (si chiama Nadia) ha rivendicato il gesto perché Salvini è «razzista» e quindi non meritava attenzioni. Fatto sta che la madre della ragazza ha subito scritto su Facebook un messaggio gonfio d’ ira: «Desidero informarla» ha detto al leghista «che a seguito della telefonata che lei ha fatto alla titolare del negozio in quanto non soddisfatto del servizio da parte di mia figlia, mia figlia ha perso il lavoro». Un messaggio che la donna (ex assessore a Corsico, coniugata con un algerino) ha cancellato in un amen. Ma intanto era diventato virale. La titolare della gelateria (Baci Sottozero di piazza Siena a Milano) ha provato a dire la sua a Repubblica. La ragazza era in prova da dieci giorni attraverso una agenzia interinale: «Le ho detto chiaramente» ha detto Rosaria Di Stefano «che comportamenti del genere non sono ammessi, perché per me tutti i clienti sono uguali. La ragazza mi ha risposto: “Io non servo i razzisti, Salvini è un razzista”, e a quel punto si è tolta il grembiule ed è andata via, lasciandomi tra l’ altro con il negozio pieno di clienti».

Il Fatto Quotidiano. NON C’ENTRA SALVINI. Si era rifiutata di servire il gelato a Matteo Salvini: la gelateria dove era in prova l’ ha lasciata a casa. “Non c’ entra Salvini – spiegano dalla gelateria milanese Baci Sotto Zero – ma la ragazza ha lasciato il turno e il posto di lavoro senza giustificazione”. La vicenda risale a martedì, quando il leader della Lega è arrivato con la famiglia alla gelateria. Quando Salvini stava per chiedere il gelato alla commessa, la giovane si è rifiutata di servirlo, dicendo di non voler “servire i razzisti”. Dopo una discussione con la titolare, la commessa, in prova da dieci giorni, avrebbe lasciato il posto di lavoro. A diffondere l’ episodio hanno contribuito i social network, dove la madre della ragazza coinvolta ha riversato la propria delusione, accusando Salvini di aver telefonato alla titolare di Baci Sotto Zero per chiedere il licenziamento della commessa. “Da noi può essere servito chiunque con qualunque ideologia politica – dicono dalla gelateria – mentre la signorina se n’ è andata lasciando i suoi colleghi e il posto di lavoro”. Sulla vicenda è poi intervenuto anche Salvini: “Non ho chiamato per licenziare nessuno, ovviamente tornerò in quella bottega per un altro gelato!”.

 

La Verità. FIORDILATTE E FRAGOLA. La polemica ha infiammato i social. Motivo del contendere, un’ apprendista gelataia licenziata – a suo dire – per essersi rifiutata di servire un cono fiordilatte e fragola a Matteo Salvini nella gelateria Baci Sottozero, in piazzale Siena, a Milano. La giovane avrebbe opposto resistenza a servire «un razzista», tanto da levarsi il grembiule e abbandonare il posto di lavoro. La madre della ragazza, poi, un’ ex consigliere Fi di Corsico, ha scritto su Facebook che sua figlia sarebbe stata licenziata «dopo una telefonata di Salvini alla titolare del negozio». Versione negata con forza sia dall’ imprenditrice in questione, «ma scherziamo, nessuna telefonata e nessun licenziamento», che dal segretario leghista: «Stiamo scherzando? Nessuna telefonata, ormai si inventano qualsiasi cosa per fare polemica. Tornerò sicuramente a prendermi un altro gelato».

 

Il Giornale. COME ALMIRANTE. Giugno 1973. Al ristorante del Cantagallo, area di sosta alle porte di Bologna, Giorgio Almirante deve fare i conti con lo sciopero dei camerieri che incrociano le braccia invece di servirgli frutta e caffè. Altri tempi e altre contrapposizioni politiche. O forse no. Perché 45 anni dopo cambiano l’epoca, la città ei protagonisti. Tutto inizia martedì pomeriggio quando il segretario del Carroccio, in queste ore impegnato a sbrogliare la matassa sulle presidenze delle Camere, entra nella gelateria «Baci Sottozero» in piazzale Siena a Milano. Cono o coppetta? Arrivato il suo turno, il leghista ordina come da copione. La commessa, però, respinge la richiesta: «Io non servo i razzisti», sarebbe stata la giustificazione del gran rifiuto. E così scoppia un polverone. Su Facebook l’ ex assessore forzista del comune di Corsico Cristina Villani, che si qualifica come «la mamma della ragazza» al banco, scrive un breve post in cui accusa il «signor Matteo Salvini» di aver fatto licenziare la figliola. «Desidero informarla – si legge nel messaggio, poi rimosso – che a seguito della telefonata che lei ha fatto alla titolare del negozio in quanto non soddisfatto del servizio, mia figlia ha perso il lavoro». Infine l’ affondo: «Invece di fare il bambino offeso e dirlo alla mamma avrebbe potuto, da persona adulta, fare le sue rimostranze direttamente a mia figlia». Apriti cielo. Sulla pagina Facebook della «Baci Sottozero» iniziano a piovere accuse e cattive recensioni. I rimproveri? Aver cacciato la povera commessa e aver «dato retta a Salvini». Peccato si tratti di una fake news.

La Repubblica. LA VERSIONE DELLA RAGAZZA. «Salvini è un razzista, non mi piace, non lo apprezzo: non volevo rinunciare alle mie convinzioni per servirlo, per questo ho chiesto a una collega di farlo al mio posto». Nadia M., 20enne italo-algerina, vive a Corsico, in provincia di Milano. Sua madre, ex assessora di Forza Italia, ha scritto su Facebook, rivolgendosi direttamente a Salvini: «A seguito della telefonata che lei ha fatto alla titolare del negozio in quanto non soddisfatto del servizio da parte di mia figlia, lei ha perso il lavoro». Nadia, che sui social non c’ è («non mi piacciono, la gente si sente in diritto di commentare tutto senza approfondire») conferma la sua versione. «Ero al lavoro in gelateria, in prova da alcuni giorni, e ho visto entrare Salvini. Senza che lui si accorgesse di nulla, ho chiesto a una collega di servirlo al mio posto». Ma il gesto non passa così inosservato: qualcuno, in negozio, lo riferisce alla titolare, che arriva e, presa in disparte la ragazza, la rimprovera duramente per un comportamento scorretto «verso un cliente come tutti gli altri», spiega. Nadia la racconta diversamente: «Mi ha urlato contro di aver ricevuto una “telefonata bruttissima” di Salvini e che non dovevo permettermi. Ho cercato di spiegarle che ci tengo alle mie convinzioni e che avevo chiesto il cambio alla collega solo perché non ero sola in negozio, ma non ha voluto sentire ragioni. Per questo sono andata via, mezz’ ora prima della fine del turno, perché era chiaro che comunque non mi avrebbero tenuta».

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