Berlusconi all’angolo. Chiede la riabilitazione politica

Berlusconi annaspa. L’obiettivo è non scomparire dalla scena politica, escluso da un accordo tra M5S e Lega. Di Maio si ostina a non voler incontrare il leader di Forza Italia, come ribadito da Grillo e Toninelli a Bernini e Gelmini durante la riunione dei capigruppo tenutasi ieri. La palla passa nel campo di Salvini che a breve dovrà scegliere se abbandonare l’alleato per abbracciare i pentastellati oppure restare fedele a Berlusconi e preservare la coalizione di centrodestra.

Giornale. BERLUSCONI VUOLE CONTARE. Silvio Berlusconi ne fa un punto d’ onore: «Di Maio deve trattare anche con me». E i capigruppo di Fi al Senato e alla Camera, Annamaria Bernini e Mariastella Gelmini, ribadiscono proprio questo punto, nell’ incontro con i presidenti pentastellati Giulia Grillo e Danilo Toninelli. «Il nostro leader è Silvio Berlusconi, che sarà parte delle consultazioni che si terranno a partire dalla prossima settimana». Il fatto positivo è che il confronto si sposta sul programma, come il centrodestra chiede, perché i grillini presentano 10 punti su cui un accordo si può trovare. «Sono così generici – confida uno degli azzurri-, dalle semplificazioni all’ anticorruzione, dal reddito di cittadinanza alle infrastrutture ma senza grandi opere, alla giustizia, che vogliono dire poco». Il metodo comunque piace a Fi, che presto presenterà la lista delle sue priorità. Ma, al di là della liturgia politica, Bernini e Gelmini chiariscono che il Cavaliere dev’ essere legittimato. Una volta esauriti i contatti a livello parlamentare, che proseguiranno «continuativamente» nei prossimi giorni, si dovrà passare ad «un altro livello, di governo, che è quello dei leader» e allora dovrà entrare in scena Berlusconi.

Corriere della Sera. “RIABILITATEMI”. L’ istanza è stata depositata in cancelleria lunedì 12 marzo, quattro giorni dopo il compimento dei tre anni previsti dalla legge dopo i quali Silvio Berlusconi avrebbe potuto chiedere ai giudici di essere riabilitato, ma nel calcolo dei termini giudiziari c’ è chi dice che è sempre meglio prendersi un minimo di margine, e poi c’ era di mezzo il fine settimana. La riabilitazione è un obiettivo decisivo per il leader di Forza Italia perché gli consentirebbe di potersi candidare di nuovo ad eventuali elezioni, diritto che fino ad ora gli è stato negato dall’ articolo 15 della legge Severino che sancisce, appunto, l’ incandidabilità al Parlamento per i sei anni successivi a una condanna definitiva. Contro questo divieto l’ ex premier ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’ uomo. Strasburgo ha cominciato ad esaminarlo lo scorso novembre, ma la sentenza potrebbe non arrivare prima del prossimo autunno. Nel caso di Berlusconi, la Cassazione ha messo la parola fine al processo per frode fiscale relativo ai diritti tv Mediaset il primo agosto del 2013, quando fu confermata la pena a quattro anni di reclusione, tre dei quali furono cancellati dal condono. Quello che restava il leader di Forza Italia l’ ha poi scontato in affidamento in prova ai servizi sociali presso l’ istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone dove, un giorno la settimana, per quattro ore, ha svolto fino all’ 8 marzo del 2015 «attività di volontariato» a favore degli anziani ricoverati.

Repubblica. NESSUNA STRETTA DI MANO. Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini chiedono di vederli nero su bianco, ma rimarcano anche che l’ accordo per un governo dovrà passare necessariamente da Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio. Da una stretta di mano tra i leader, insomma. Altro che stretta di mano, però. «Berlusconi? Il leader del centrodestra è Salvini, trattiamo con lui», chiude uscendo da quella stanza Toninelli. Che poi rincara: « Per noi è imprescindibile una lotta senza quartiere contro la grande evasione, ed è imprescindibile una serie legge contro il conflitto di interessi» . Due dita negli occhi al Cavaliere. Salvini è costretto a chiamare in giornata Berlusconi, prova a rassicurarlo. Gli dice che lui terrà il punto, nonostante il M5S tenti di rompere il centrodestra. Detto questo, gli spiega, se le posizioni resteranno immutate e nessuno cederà, l’ unica via d’ uscita sarà il ritorno alle urne, autentico spauracchio per Fi. Per Salvini ora è fondamentale prendere tempo. Far depositare la polvere di questi giorni.

Messaggero. SEGNALI. La Pasqua impone a tutti una pausa di riflessione. Mattarella resterà a Roma in vista degli incontri. Si comincia mercoledì con i presidenti delle Camere Casellati e Fico e poi, a seguire, le delegazioni di tutti i gruppi parlamentari cominciando dal più piccolo sino al M5S. L’ arrivo di moltissimi parlamentari grillini e leghisti nei ruoli chiave di Camera e Senato rende scontato l’ intervento sui vitalizi degli ex parlamentari. Qualche segnale tra i due partiti sul programma emerge, ma la sostanza non cambia. Salvini non molla Berlusconi. «Per FI tratto io», ripete il Cavaliere che giovedì salirà al Quirinale. Ma il M5S non vuole i voti dell’ ex premier nemmeno in fotografia. Dal canto suo Di Maio continua a pensare di essere l’ unico candidato possibile per palazzo Chigi, a meno che – sostiene – non si voglia smentire il dato elettorale. Se Di Maio si è incartato, puntando prima sul Pd e poi sulla spaccatura del centrodestra, è presto per dirlo. Se così fosse il Movimento dell’ uno vale uno, potrebbero chiedergli un passo di lato. Magari non subito ma tra qualche settimana. Se invece Di Maio insiste si avverano i sospetti di coloro che da tempo pensano che l’ asse Di Maio-Salvini punti in realtà al voto subito. La sensazione è che però in questo caso dovranno vedersela non solo con Mattarella ma anche con il Paese.

La Verità. IL MURO AZZURRO. Teoricamente l’ intesa non sarebbe poi così lontana dal diventare realtà. Ma è Silvio Berlusconi, il convitato di pietra di questa prima fase di trattative, a tenere ancora distante il Movimento 5 stelle dal centrodestra. Il nodo da sciogliere, infatti, resta sempre quello della legittimazione politica del Cavaliere. Non è un caso se ieri, alla fine dell’ incontro tra le delegazioni pentastellata (guidata dai capigruppo Danilo Toninelli e Giulia Grillo) e quella forzista, la neocapogruppo dei berluscones al Senato, Anna Maria Bernini, affermi a chiare lettere: «Va bene questo incontro, ma sul governo l’ unico confronto possibile è quello fra leader, che per noi resta Berlusconi». Insomma, il pressing grillino si infrange sul muro azzurro. Un po’ come a dire: ogni dialogo è possibile ma a patto che al tavolo sieda pure il presidente di Forza Italia, ancora indigesto a larga parte della base del M5s. Eppure Bernini non chiude completamente la porta al dialogo. Segno che le 10 proposte avanzate dagli emissari di Luigi Di Maio hanno colto nel segno. Nel ventaglio offerto dai grillini, sul quale costruire un’ intesa in Parlamento, figurano il tema della lotta alla povertà, il taglio delle tasse alle imprese, il superamento della Fornero, gli aiuti alle famiglie con figli, gli aiuti al lavoro per i giovani che lo perdono. Non c’ è un esplicito riferimento al reddito di cittadinanza, tema-bandiera del M5s in campagna elettorale, e anche questo può essere letto come un tentativo per smussare gli angoli e vincere le resistenze di chi, tra gli azzurri, teme l’ abbraccio con il Movimento. Poco prima erano stati Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio, capigruppo della Lega, ad accomodarsi su quelle sedie. Prevale la prudenza, ma l’ espressione «incontro programmatico» dà la cifra di come la strada sia stata tracciata. È evidente che il passo finale, eventualmente, poi toccherà ai leader. Tra i quali va compresa Giorgia Meloni.

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