Migranti spediti da Israele all’Italia. Netanyahu fa dietrofront

Il nuovo caso politico deflagra in Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato di aver raggiunto un accordo con l’ agenzia Onu per i rifugiati che prevede l’invio di 16 mila profughi in 5 anni (6mila il primo anno) in Paesi occidentali, fra cui Italia, Germania e Canada. Il piano ha immediatamente suscitato la reazione sdegnata dell’ Unhcr (che ha intimato al premier di trovare una soluzione diversa), della destra israeliana (che teme un aumento dell’immigrazione) e soprattutto dei partiti politici dei paesi europei chiamati in causa. L’iniziativa è stata quindi subito smentita: l’ufficio del presidente ha precisato di aver sospeso l’ accordo con l’ Onu.

Repubblica. RIMPATRI FORZATI. Chi sono i migranti “indesiderati” presenti in Israele e al centro dell’ accordo con l’ Onu, per ora sospeso? Si tratta in gran parte di richiedenti asilo eritrei e sudanesi, arrivati in Israele a partire del 2007 attraverso il confine egiziano. Secondo le ultime informazioni fornite dall’ Agenzia per la popolazione, l’ immigrazione e le frontiere (Piba), alla fine del 2017 erano presenti 26.600 eritrei e 7.600 sudanesi in Israele. Molti vivono ammassati nei sobborghi a sud di Tel Aviv, in una zona nota come «Little Africa». Che cosa prevedeva il piano israeliano di rimpatri forzati in Africa? La “Procedura per l’ espulsione verso Paesi terzi”, entrata in vigore nel gennaio 2018, prevedeva che a ogni migrante eritreo o sudanese che avesse accettato di andar via venissero dati 3.500 dollari e un biglietto aereo per il Paese d’ origine o un non meglio precisato Paese terzo con cui lo Stato ebraico aveva raggiunto un accordo (si era parlato di Ruanda e Uganda, che avevano negato). Chi avesse rifiutato, avrebbe rischiato la detenzione a tempo indeterminato.

Il Dubbio. L’EUROPA NEGA. Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e l’ Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) hanno raggiunto un accordo in base al quale oltre 16 mila richiedenti asilo africani attualmente in Israele saranno ricollocati in Paesi occidentali. L’ intesa dovrà essere attuata nell’ arco di cinque anni e permette di superare il contestatissimo piano per la deportazione di decine di migliaia di eritrei e sudanesi in Ruanda e Uganda. Netanyahu lo ha definito un accordo «senza precedenti» e ha anticipato che i migranti saranno «reinsediati» in Paesi sviluppati «come il Canada, o la Germania e l’ Italia». Da Roma, però, dove già si stavano levando le prime polemiche per gli ulteriori arrivi di migranti, la Farnesina ha precisato che non c’ è alcun accordo con l’ Italia nell’ ambito del patto bilaterale tra Israele e Unhcr. Anche il ministero dell’ Interno tedesco, spiazzato dall’ annuncio, ha precisato di «non essere a conoscenza di una richiesta concreta» riguardo questi migranti, pur con l’ assicurazione che «la Germania rispetta i suoi impegni umanitari in materia di accoglienza dei rifugiati e lo farà anche in futuro». L’ ufficio di Netanyahu ha poi precisato che quelli del premier erano solo esempi di Paesi in cui potrebbero essere trasferiti i migranti. L’ accordo riguarda 16.250 persone: l’ Unhcr si è impegnato a «organizzare e persino finanziare il piano», ha spiegato Netanyahu in diretta tv. Israele darà invece asilo temporaneo ad altrettanti richiedenti asilo africani ( 16.250) presenti sul suo territorio, riservandosi di rivalutarne lo status entro cinque anni. Per il governo di destra può essere la soluzione a una grana che gli era valse dure critiche dalla stessa società civile del Paese.

Il Tempo. IL MEZZO PASSO INDIETRO. Netanyahu ha fatto subito un mezzo passo indietro, come dichiara una fonte del suo ufficio a una agenzia di stampa italiana, «L’ Italia era solo un esempio di un paese occidentale: il primo ministro non intendeva in modo specifico l’ Italia». Ieri, infatti,N Israeleha annullato a sorpresa l’ espulsione verso il Ruanda e l’ Uganda di migliaia di migranti eritrei e sudanesi, che avrebbe dovuto iniziare già nei prossimi giorni ma che era stata temporaneamente bloccata dalla Corte Suprema. Nel frattempo, ha reso noto il governo di Netanhyau, è stata raggiunta con l’ Alto commissariato dell’ Onu per i rifugiati «un’ intesa senza precedenti» in base alla quale i 16.250 migranti saranno estradati gradualmente verso Paesi occidentali. I primi 6mila nel primo anno. Lo stesso Netanyahu, illustrando l’ accordo, aveva precisato che i migranti saranno «reinsediati» in particolare in Italia, Germania e Canada. In cambio, Israele pro mette di regolarizzare, per almeno cinque anni, quelli che rimarranno nel loro territorio. Nello specifico accetta di regolarizzare lo status dei rimanenti migranti (profughi, nuclei familiari già radicati, anziani, malati in condizioni gravi) che saranno dispersi nel suo intero territorio in modo di alleviare le condizioni del quartieri poveri di Tel Aviv dove finora erano concentrati. Secondo quanto riferisce la stampa, che cita un comunicato del governo, l’ espulsione di quei migranti avverrà in tre fasi nell’ arco di cinque anni. L’ accordo di espulsione riguarda quei rifugiati che, al momento, non hanno una pratica di richiesta di asilo già attiva. Sono uomini giovani, senza famiglia, che Israele considera espatriati per motivi di lavoro e non perché si trovino in condizioni di pericolo.

Avvenire. IL CASO POLITICO. La presenza dei migranti in Israele è una questione politica. Netanyahu si riferisce a loro non come rifugiati, ma come «infiltrati illegali peggiori dei terroristi». La ministra della Giustizia Ayelet Shaked ha scritto sul suo profilo Facebook che «lo Stato di Israele è troppo piccolo e ha i suoi problemi. Non può fungere da ufficio di collocamento per il Continente africano». Il 3 gennaio Netanyahu aveva annunciato un programma in base al quale circa 38mila migranti africani adulti entrati illegalmente nel Paese, perlopiù eritrei e sudanesi, avrebbero dovuto lasciare il Paese e, in caso di rifiuto, avrebbero rischiato il carcere. Dal 4 febbraio le autorità avevano cominciato a notificare ai migranti, tramite lettere, che avevano tempo fino alla fine di marzo per andarsene volontariamente. Riconoscendo tacitamente che era troppo pericoloso rimpatriare sudanesi ed eritrei nei loro Paesi di origine, Israele aveva offerto di ricollocarli in altri Paesi africani, come Ruanda e Uganda, i quali però avevano annunciato che non avrebbero accettato le persone espatriate contro la loro volontà. Il piano aveva attirato le critiche dell’ Acnur, ma anche di molti rabbini e dei sopravvissuti alla Shoah, che sottolineavano come Israele avesse un obbligo particolare di proteggere i migranti. Sulla stampa locale è stato poi denunciato il fatto che le espulsioni fossero in programma per i primi di aprile, ossia proprio durante la Pasqua che commemora la fuga degli ebrei dalla schiavitù dell’ Egitto. Secondo i dati del ministero dell’ Interno, in Israele vivono 42mila richiedenti asilo originari dell’ Africa, 4mila dei quali bambini. Il 72% proviene dall’ Eritrea, il 20% dal Sudan (soprattutto dal Darfur) e l’ 8% da Nigeria, Ghana, Costa d’ Avorio, Sierra Leone. Gli arrivi avevano raggiunto un picco nel 2011. Nel 2013 si contavano così 60mila persone, ma il numero è calato negli anni successivi in seguito a una costante politica di espulsione o di incentivi finanziari a lasciare volontariamente il Paese ospitante (3.500 dollari e un biglietto aereo), come pure grazie all’ ottenimento da parte di alcuni migranti del diritto di asilo in Paesi occidentali, come Canada e Germania.

 

Il Giornale. LE REAZIONI DALL’ITALIA. Inoltre, il 15 marzo la Corte Suprema israeliana aveva sospeso il piano del governo, riservandosi di esaminarlo. A quel punto è sopravvenuta l’ intesa con l’ Unhcr. La notizia del presunto arrivo in Italia di altre migliaia di immigrati dall’ Africa aveva suscitato immediate reazioni negative nel centrodestra. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, si era detto sbigottito, chiedendo che il Parlamento si opponesse subito. «Semmai – dichiarava – bisogna chiedere che altri prendano profughi approdati in Italia». Per il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli «non se ne parla neppure di prenderci una quota dei 16mila immigrati clandestini africani che Israele sta per espellere dal suo territorio. Ma ci siamo dimenticati che l’ Italia ha già 600mila clandestini da espellere?».

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