Scandalo Facebook. Zuckerberg si scusa di fronte al Senato Usa

Il fondatore e capo di Facebook, Mark Zuckerberg, si è scusato ieri davanti alle commissioni Commercio e Giustizia del Senato degli Stati Uniti per lo scandalo di Cambridge Analytica e dei milioni di profili spiati per finalità politiche. «Mi dispiace» per gli abusi effettuati sugli account, «diventeremo poliziotti del sistema che ci ruota attorno», ha detto il ceo del più grande social network del mondo, che ha anche promesso che in futuro Facebook sarà più sicuro e sempre gratuito.

La Stampa. «E’ STATO UN GRAVE ERRORE». Mark Zuckerberg chiede scusa per gli scandali che hanno colpito Facebook e promette di rimediare, ma non intende cambiare la natura della sua creatura. Lo ha chiarito durante l’ audizione di ieri al Senato, dove ha cercato di evitare che il Congresso intervenga per regolare e limitare le attività della sua compagnia, e dell’ intero settore digitale. Zuckerberg è stato convocato per rispondere soprattutto di due casi: l’ abuso dei dati privati dei suoi utenti, fatto dalla compagnia Cambridge Analytica per aiutare la campagna presidenziale di Trump a raggiungere gli elettori con la sua propaganda, e l’ interfenza della Russia nelle elezioni, condotta in parte usando Facebook. Mark si è scusato, ammettendo che quanto è avvenuto «è stato un grave errore». Quindi ha spiegato le iniziative che sta prendendo per rimediare (protezione della privacy, obbligo di chiarire l’ identità di chi fa pubblicità politica) e maggiori controlli: «Diventeremo i poliziotti di ciò che ci succede intorno». Quando però il senatore Hatch gli ha chiesto se Facebook continuerà ad essere un servizio gratuito, lui ha risposto senza esitazioni: «Sì». E come? «Finanziato con la pubblicità». Il modello quindi resterà quello che ha generato i problemi. Facebook non si trasformerà in un servizio a pagamento, dove gli utenti danno soldi per evitare che i loro dati personali vengano venduti, o per non essere perseguitati dalla pubblicità. La sfida è capire se da ora in poi Zuckerberg e i suoi colleghi riusciranno a neutralizzare i problemi, evitando l’ abuso della privacy degli utenti, impedendo le speculazioni politiche, e censurando l’ odio.

Repubblica. CAMBRIDGE ANALYTICA. A metà del 2016, a San Antonio in Texas, nasce Progetto Alamo. Guidato da Brad Parscale, braccio destro di Donald Trump sui social, gestisce la campagna elettorale e la raccolta fondi online. Gli elettori vengono individuati e bombardati di messaggi personalizzati grazie ai dati della compagnia inglese Cambridge Analytica. Collaborano anche gli analisti di Google e Facebook. Sul social network Parscale ha investito 94 milioni di dollari per comprare spazi pubblicitari. Che cos’ è Cambridge Analytica? Una costola della Strategic Communication Laboratories (Scl), società inglese fondata nel 1990 che si occupa di raccolta e analisi di dati. Nel 2013 la nuova divisione dedicata alla politica guidata da Alexander Nix riceve un finanziamento di 15 milioni di dollari da Robert Mercer, il miliardario conservatore cresciuto nella Silicon Valley, attraverso il suo consigliere Steve Bannon, falco dell’ estrema. Lo scandalo Il Guardian e il New York Times pubblicano il 17 marzo le rilevazioni di Christopher Wylie, ex dipendente della Cambridge Analytica. L’ azienda avrebbe acquisito in maniera illecita 50 milioni di profili Facebook di elettori americani e ne avrebbe influenzato le scelte con messaggi di propaganda e disinformazione mirati. Poco dopo esce un’ inchiesta di Channel 4 con interviste rubate ai manager della società inglese. Alexander Nix è costretto alle dimissioni. Facebook crolla in Borsa.

MF. IL TITOLO AL RIALZO. La sua testimonianza ha spinto al rialzo il titolo Facebook, che mezz’ ora prima della chiusura saliva del 3,9%. Il titolo aveva perso fino al 13% dopo lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica a marzo. «Non basta connettere le personee dar loro voce: bisogna garantire verità e sicurezza», ha assicurato Zuckerberg. «Facebookè un’ azienda idealista e ottimista. Per gran parte della nostra esistenza ci siamo concentrati su tutto il bene che le persone in grado di comunicare possono portare». «Credevano che il settore potesse regolarsi da sé», ha invece osservato John Thune, senatore repubblicano e presidente della commissione, «ma adesso io e i miei colleghi abbiamo il dubbio che non sia così», aggiungendo che «Facebook è nato come un esempio del sogno americano, adesso voi avete il compito di non trasformarlo in un incubo della privacy». «Diventeremo poliziotti del sistema che ci ruota intorno», ha promesso Zuckerberg. Proprio ieri Facebook ha lanciato il programma «Data Abuse Bounty», con la promessa di premiare coloro che denunciano gli sviluppatori di app che fanno un uso illecito dei dati. Il colosso dei social network ha già un programma simile per coloro che denunciano i bug di sicurezza. L’ ammontare del premio in denaro sarà determinato in base «all’ impatto di ciascuna denuncia» e coloro che hanno riportato bug di grossa portata hanno ricevuto fino a 40.000 dollari. In un post su un blog, Facebook ha detto che «qualora dovesse essere confermato l’ abuso di dati, chiuderemo l’ app colpevole e avvieremo un’ azione legale nei confronti della società che ha venduto o acquistato le informazioni.

Corriere della Sera. IL PROCESSO DEL SECOLO. Processo televisivo doveva essere e processo è stato: col fondatore e capo di una delle più ricche e influenti imprese del mondo tornato nei panni dello scolaretto che beve acqua in continuazione, scandisce risposte scheletriche in modo sempre più meccanico, fatica tenere a bada il suo panico interiore, mentre le vecchie volpi del Senato si comportano come arcigni professori di una commissione d’ esame. L’ audizione di Mark Zuckerberg davanti al Congresso rimarrà un passaggio storico: il giorno in cui non solo il leader di Facebook ma tutto il mondo dei giganti della Silicon Valley, sceso da un anno dal piedistallo dell’ ammirazione planetaria, viene messo formalmente sotto accusa dall’ istituzione politica. Che questo processo sia destinato a sfociare in una riforma profonda, sottomettendo a regolamentazione un’ economia digitale che fin qui è riuscita ad evitare ogni tipo di vincolo, è tutt’ altro che certo. Inoltre l’ audizione di ieri ha messo in luce che fin qui i problemi di interferenza politica (dentro e fuori gli Usa) quelli di tutela della privacy e anche l’ esame del rispetto dei pochi vincoli a suo tempo imposti dalla FTC, l’ authority di regolamentazione, sono stati sottovalutati da tutti, non solo da Facebook. È, quindi, probabile che quello di ieri sia solo l’ inizio di un lungo processo. Come già accaduto al Senato, Zuckerberg continuerà a trovarsi in una posizione difficile anche perché, oltre a quello della politica, deve tenere testa ad altri tre fronti per lui problematici: il rapporto con gli utenti che hanno improvvisamente perso fiducia nel gigante dei social network, quello con gli azionisti che vanno rassicurati davanti alla prospettiva di una minor redditività del business e di un aumento dei costi di gestione dei servizi.

Il Sole 24 Ore. UN PERCORSO DIFFICILE. Mentre in Borsa il titolo, dopo un declino nell’ ultimo mese del 14%, ieri pomeriggio ha guadagnato terreno davanti agli iniziali impegni presi da Zuckerberg. Per verificare sicurezza e contenuti ha al lavoro 15.000 dipendenti, che saranno ventimila entro fine anno. Zuckerberg ha tuttavia ammesso che «ci vorrà tempo per realizzare tutte le riforme necessarie». L’ alternativa sono strette di regulation e legislative – su diritti di privacy e immunità dell’ hi-tech per comportamenti di terzi sulle piattaforme; su rafforzamenti della supervisione di Ftc e Fcc e disclosure delle modalità di raccolta e utilizzo dati compresi gli algoritmi. Spesso sono viste con timore dalle aziende. Anche se non sempre: una proposta di legge che trova il sostegno di Facebook e Twitter è l’ Honest Ads Act, che rivelerebbe costi, autori e target di pubblicità politiche online. L’ appetito per drastici interventi da parte del Congresso rimane tuttavia un’ incognita in un anno elettorale, con il rinnovo di Camera e di un terzo del Senato a novembre. Come sono difficili svolte nel modello di business vero e proprio: Facebook vanta utili operativi pari a 50 centesimi per ogni dollaro di entrate e gli analisti prevedono aumenti delle spese – in riposta agli scandali – limitati al 49% quest’ anno e al 30% l’ anno prossimo, pari a limature del margine operativo al 45 per cento.

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